BANCA CAMBIANO SUBENTRATA A INVEST BANCA CONDANNATA NELL’AMBITO DELLA VICENDA IBSFOREX

L’Avv. Giovanni Spinapolice, Managing Partner di Spinapolice & Partners, ottiene per i suoi assistiti un’altra vittoria nella vicenda IBS FOREX di Como, questa volta contro Banca Cambiano, dinanzi alla Corte di Appello di Firenze con sentenza n.1621/20.

La Corte, nell’ambito delle azioni collettive intraprese dal famoso Studio Legale in difesa degli investitori di IBS Forex, società fallita che negli anni a cavallo del 2010 aveva rastrellato milioni di euro di risparmi da investitori retail promettendo buoni rendimenti, ha confermato quanto già statuito in primo grado dal Tribunale di Firenze.

Lo ha fatto rincarando la dose con il riconoscimento di maggiori danni morali (dal 10% al 25% del capitale investito e perso dagli appellanti) rispetto al primo Giudice.

Il sistema orchestrato da IBS Forex, autorizzata ex art.106 TUB, che operava abusivamente nella gestione dei capitali della clientela da impiegare nei mercati valutari del Forex, prevedeva anche l’appoggio bancario, nella specie Invest Banca di Empoli (FI), per aprire conti correnti dove far confluire gli investimenti della clientela e da dove prelevare liberamente somme che indirizzava verso l’estero, dove i singoli patrimoni si disperdevano (IBS è fallita per bancarotta fraudolenta).

La difesa della banca ha negato ogni addebito di corresponsabilità con IBS Forex adducendo che non vi è un obbligo di controllo da parte dell’Istituto sui conti correnti aperti dalla clientela.

Il Tribunale prima e la Corte poi, hanno invece accolto la tesi degli attori sostenendo che la Banca, “non poteva non sapere” dell’attività illecita svolta al suo interno da IBS Forex e con le sue azioni ha favorito l’attività abusiva della Finanziaria, ed è quindi stata riconosciuta responsabile del danno patito dagli investitori.

Di tale condanna ne ha risposto Banca Cambiano che è subentrata ad Invest in liquidazione.

L’Avv. Spinapolice ha agito su mandato di ben 47 investitori contro l’Istituto.

Difatti, Spinapolice & Partners non è nuovo nell’organizzazione di azioni plurime contro soggetti bancari, “azioni che richiedono un lavoro preparatorio e peritale minuzioso e articolato” ci ha detto il Legale, dichiarandosi “soddisfatto del risultato atteso che aggiunge un altro tassello di legalità e giustizia al quadro desolante e molto più ampio delle illegalità in ambito finanziario”.

Il Caso IBS Forex ancora oggi, nonostante i fatti risalgano a diversi anni fa, è ben lontano dall’essere terminato. Sono molti gli investitori che hanno perso capitali con la fallita società e possono ancora recuperare il maltolto.


ALTRE CONDANNE PIOVONO SU INVEST BANCA PER IL CRAC DI IBS FOREX. LA CORTE DI APPELLO DI FIRENZE CONFERMA IL PRIMO GRADO E RINCARA LA DOSE.

Sembra che si sia scoperchiato il vaso di pandora nelle vicende che hanno visto Invest Banca consentire a IBS Forex di operare abusivamente.

Sembra che si sia scoperchiato il vaso di pandora nelle vicende che hanno visto IBS Forex operare abusivamente tramite Invest Banca.

La vicenda del rastrellamento di milioni di capitale di investitori retail su tutto il territorio nazionale, ad opera di procacciatori d’affari che agivano su mandato di IBS Forex è ormai nota da oltre un decennio.

I collaboratori non qualificati di IBS Forex contattavano capillarmente sul territorio nazionale, famiglie, professionisti, piccoli imprenditori, pensionati, promettendo loro alti rendimenti sui risparmi investiti (sino all’8% - meglio dei titoli di stato - dicevano). La gestione dei capitali raccolti era ad opera della stessa IBS Forex , una finanziaria comasca che operava nei mercati dei cambi delle valute, non autorizzata a tale operatività di gestione di patrimoni, che a sua volta aveva sottoscritto una convenzione con Invest Banca per l’apertura dei conti correnti dei clienti e per il deposito e la raccolta delle somme investite.

L’operazione di investimento, così, poteva sembrare di emanazione bancaria, visto che Invest Banca operava con IBS Forex in co-branding, come ad esempio lo dimostravano le cartelline cointestate che contenevano i contratti.

Invest, dal canto suo, apriva ai clienti di IBS Forex conti correnti dedicati ai singoli investimenti e raccoglieva le autorizzazioni dei clienti stessi per consentire a IBS di prelevare somme effettuando giroconti in favore del proprio conto corrente aziendale, sempre tenuto presso Invest Banca.

Così facendo, per l’Avv. Giovanni Spinapolice, Managing and Founder partner della Law Firm Spinapolice&Partners di Roma, la banca ha consentito a IBS, operatore non abilitato da Banca d’Italia alle gestioni patrimoniali, di appropriarsi dei capitali dei propri clienti convogliati su di un unico conto aziendale in confusione patrimoniale.

La Banca, difesa dalla Law Firm Gianni Origoni e Partners, dichiaratasi estranea alla vicenda per il suo corretto operare, in quanto non tenuta a sapere dell’abusiva operatività di IBS Forex, è stata condannata nuovamente dalla Corte di Appello di Firenze a cui aveva ricorso dolendosi della sentenza di condanna già ricevuta in primo grado dal Tribunale.

Viene confermata, così, anche in grado di appello la responsabilità dell’Istituto per tutti i danni subiti dagli investitori di IBS Forex, transitati dall’Istituto medesimo (è di un paio di mesi fa un’altra condanna ad opera del Tribunale di Firenze di cui abbiamo parlato in un nostro precedente articolo).

La sentenza di appello ha, inoltre, rincarato la dose, liquidando oltre al danno patrimoniale costituito dall’intero investimento andato perduto da ciascun investitore, anche il danno non patrimoniale nella misura del 25% del danno patrimoniale, aumentando, così, quello precedentemente stabilito dal Tribunale nel 10%.

L’Avv. Giovanni Spinapolice, si dice molto soddisfatto della sentenza che ha fatto un’altra volta giustizia di un comportamento censurabile degli operatori della finanza in danno dei numerosi piccoli investitori (oltre 40 nel giudizio in commento) che avevano perduto tutti i propri risparmi per aver riposto fiducia nel sistema bancario.

Un duro colpo per l’Istituto, aggiungiamo noi, che dovrà risarcire e garantire capienza di cassa per ristorare il danno patrimoniale, quello non patrimoniale, gli interessi e le spese.

Vedi Sentenza n. 1621/2020 pubbl. il 02.09.2020 RG n. 1547/2016


UN’ALTRA CONDANNA PER INVEST BANCA PER LA VICENDA DEL CRAC DI IBS FOREX

Il Tribunale civile di Firenze, con sentenza n. 1156/2020 del 22.05.2020, ha condannato nuovamente Invest Banca perché ritenuta responsabile con la fallita Ibs Forex dell’intero capitale investito nel Forex da un risparmiatore, andato interamente perduto.

La vicenda. Nel Maggio del 2009 un professionista contattato da un procacciatore veniva convinto ad investire centinaia di migliaia di euro presso la finanziaria Ibs Forex, in quanto tale investimento si presentava il più sicuro e redditivo, rispetto agli altri (addirittura redditività fino all’8%).

Le modalità dell’operazione, uguale per tutti i clienti di Ibs Forex e di Invest Banca, erano le seguenti. L’investitore doveva aprire un conto corrente dedicato presso Invest Banca e sottoscrivere due lettere di vincolo con le quali autorizzare Ibs Forex a prelevare in ogni momento le somme occorrenti all’investimento. Versati i soldi la finanziaria comasca li prelevava e li girocontava a se stessa, su di un conto omnibus aziendale, sempre interno all’Istituto stesso. Di lì poi il passo era breve per far perdere le tracce dei capitali all’estero (così come è stato accertato dal Tribunale Penale). Nel frattempo, la Ibs mandava ai propri clienti gli aggiornamenti sugli eccezionali rendimenti dell’investimento, finché i risparmiatori non hanno iniziato a chiedere di ritirare le somme investite. Di lì, per costoro non è stato più possibile recuperare alcunché e si è scoperto che ben 60 milioni di euro erano finiti nel nulla.

Il malcapitato professionista si rivolgeva allo studio Spinapolice&Partners di Roma e, patrocinato dall’Avv. Giovanni Spinapolice, ha intentato causa alla Invest Banca Spa, difesa dalla studio Origoni & Partners, chiedendo la condanna della Invest Banca al risarcimento dei danni patrimoniali derivanti dal mancato recupero delle somme investite e da quelli morali per i particolari profili di responsabilità emersi nella vicenda.

In particolare, secondo la tesi dell’attore, l’Istituto avrebbe commesso diversi illeciti, primo dei quali, l’aver permesso, adoperandosi come banca d’appoggio – operatività non concessa all’Istituto - di una finanziaria autorizzata ai sensi dell’art.106 TUB, di gestire i patrimoni dei suoi clienti, attività svolta abusivamente dalla stessa finanziaria che avrebbe potuto soltanto svolgere attività di intermediazione in cambi. Inoltre, l’aver consentito di far confluire diversi milioni di euro, appartenenti a diversi investitori, sullo stesso conto aziendale, ha inevitabilmente prodotto una confusione patrimoniale vietata anche per la normativa sull’antiriciclaggio. Infine, e non da ultimo essendoci altri illeciti lamentati dalla difesa del risparmiatore, i contratti di investimento erano da considerarsi nulli, perché illegali, e tale nullità ai sensi dell’art. 1294 c.c. travolge tutti gli altri negozi ad essi collegati, così come il contratto di conto corrente, che fa sorgere nel correntista il diritto a chiedere la restituzione di quanto versato a titolo ripristinatorio.

L’Istituto si è difeso adducendo la propria estraneità a tutta la vicenda e la correttezza del suo operato nell’aver dato seguito agli ordini della IBS Forex in forza delle autorizzazioni ricevute dal cliente con le lettere di vincolo.

Il Tribunale di Firenze, così come aveva già fatto in precedenza, in una causa identica dove lo studio romano aveva assunto la difesa di oltre 40 investitori, accogliendo le argomentazioni del professionista, ha riconosciuto responsabile la banca, condannandola alla restituzione dell’intero investimento perduto, agli interessi di legge e ai danni morali. L’Istituto ha appellato la sentenza.

Di seguito il testo integrale della sentenza.

Fonte: &Magazine - A cura di Marco Ricci

Allegato:  Sentenza n. 1156/2020 pubbl. il 22/05/2020 RG n. 16240/2018 Repert. n. 2587 /2020 del 22/05/2020Sentenza n. 1156/2020 pubbl. il 22/05/2020 RG n. 16240/2018 Repert. n. 2587 /2020 del 22/05/2020Sentenza n. 1156/2020 pubbl. il 22/05/2020 RG n. 16240/2018 Repert. n. 2587 /2020 del 22/05/2020


IBS FOREX: GLI INVESTITORI SONO ANCORA IN TEMPO PER RECUPERARE I RISPARMI PERDUTI.

Chi ha investito e perso i propri risparmi nel mercato del FOREX, negli anni tra il 2006 e il 2009, con IBS Forex SPA, può ancora recuperare il maltolto.

Ed è proprio per questo che oggi ci occupiamo nuovamente del caso della fallita IBS Forex, di cui il nostro &Magazine aveva già scritto in passato.

Per farlo abbiamo intervistato l’Avvocato Giovanni Spinapolice, Managing Partner dello Studio Legale Spinapolice&Partners che è stato tra i primi a interessarsi della vicenda e ad ottenere per i suoi numerosi clienti coinvolti nel caso IBS una sentenza di condanna della Banca, che fungeva da Banca di appoggio della finanziaria, alla restituzione degli investimenti andati perduti.

I fatti. Mediante una capillare rete di procacciatori d’affari, la IBS Forex, negli anni tra il 2006 e il 2009, riusciva a rastrellare risparmi per c.a 60.000.000 di euro da centinaia di clienti tra cui alcuni Enti Pubblici, quali la Provincia Regionale di Palermo (che investiva perdendoli oltre 30.000.000 di euro), la Regione Puglia, la Provincia di Milano, la Provincia di Monza, e ci riusciva proponendo ai possibili investitori (per lo più piccoli risparmiatori con bassissima propensione al rischio) un prodotto dalle grandi potenzialità e dal rischio contenuto dovuto proprio dall’investimento in valute.

E’ stato, infatti, appurato dai Tribunali che IBS Forex agiva abusivamente, cioè oltre i limiti delle autorizzazioni ottenute da Banca d’Italia ai sensi dell’art. 106 TUB, in quanto, invece di limitarsi alla intermediazione in cambi, aveva confezionato – illegalmente - un vero e proprio prodotto finanziario e gestiva i patrimoni dei suoi numerosi clienti, indisturbata e sotto gli occhi di tutti. Tali attività di gestione – ricordiamo – sono assolutamente precluse alle 106 come IBS Forex, essendo invece di appannaggio esclusivo di SIM ed SGR che, invece, sono operatori soggetti a ben più stringenti vincoli, controlli e garanzie”, ci spiega l’Avvocato.

Continua il Legale: “proprio l’attività abusiva posta in essere dalla IBSForex, che operava ben oltre i limiti delle autorizzazioni ex art.106 TUB, ci ha indotto ad esaminare il modus operandi adottato dalla fallita e abbiamo individuato diversi responsabili per il grave danno subito dagli investitori, tra cui la Invest Banca di Empoli. Difatti, la IBS ha potuto agire abusivamente grazie all’appoggio della detta Banca presso cui aveva concentrato la maggior parte della propria attività illegale. Tra le altre irregolarità ed evidenti elementi di responsabilità che sono emersi dalle indagini effettuate dalla Guardia di Finanza in sede penale e in quella civile dai periti dello Studio Spinapolice&Partners, i capitali dati in gestione alla IBS dai singoli risparmiatori venivano raccolti in un mero conto corrente omnibus societario, acceso presso l’Istituto e grazie al quale avveniva la confusione patrimoniale dei conferimenti, tanto che la IBS poteva prelevare a suo piacimento il danaro che serviva in piccola parte a pagare le proprie spese correnti, mentre sempre arbitrariamente la parte cospicua veniva trasferita all’estero da dove prendeva le strade più disparate”.

Sicuramente il contenzioso è ancora aperto dinanzi a diversi giudici, alcuni dei quali si sono già espressi (Tribunale di Firenze, Corte di Appello di Roma, Tribunale di Napoli) condannando l’Istituto alla restituzione delle somme perse dagli malcapitati investitori.

Visto il notevole tempo trascorso dalla triste pagina di storia oggi ricordata, abbiamo chiesto al nostro intervistato se sia ancora possibile promuovere azioni da parte degli investitori per ottenere Giustizia.

“Certamente è ancora possibile agire, ma per poco tempo ancora visto il prossimo maturarsi dei termini prescrizionali”.   


GFOREX: TRUFFA PER I RISPARMIATORI. MA C'È ANCORA SPERANZA.

Uno scandalo finanziario poco conosciuto, costato 26 milioni a 400 risparmiatori. GForex è fallita nel 2011. Ma non è finita. Nel 2016 chiesti risarcimenti a Unicredit, Barclays e Banca d'Italia.

400 risparmiatori truffati, per un totale di circa 26 milioni di euro spariti nel gorgo del crack GForex dal 2006 al 2010. Uno scandalo finanziario poco conosciuto, forse perché fratello minore di una famiglia di frodi Forex, legate a speculazioni sui cambi, che sembrano fatte con lo stampino.

«GForex era stata autorizzata ad operare in Italia in base all’articolo 106 del TUB (Testo Unico Bancario), che disciplina gli intermediari finanziari cosiddetti “non bancari”», spiega a Valori l’avvocato Giovanni Spinapolice, Managing Partner dello studio legale S&P (Spinapolice & Partners) di Roma. «L’ha fatto illegalmente, offrendo servizi a piccoli investitori e promettendo rendimenti molto allettanti». Una volta versato, però, il denaro veniva dirottato all’estero per perdersi poi nelle nebbie di una serie di transazioni bancarie tra Milano, la Svizzera e Dubai.

Il gioco non è durato molto: chiamata a restituire le somme investite, GForex non ha retto e il castello di carte è crollato. La società è stata dichiarata fallita nel luglio del 2011. Il processo penale contro i responsabili si è chiuso (in primo grado) presso il Tribunale di Milano il 29 novembre 2016 con la condanna, per bancarotta fraudolenta, a sei anni e sei mesi di reclusione del pakistano Mahmood Riaz e a cinque anni di Claudio Di Fonzo, rispettivamente consigliere e legale responsabile di GForex SpA. Un terzo imputato, l’ex amministratore delegato Giovanni Spinardi, ha patteggiato una pena di tre anni e sei mesi.

Una pagina nera della storia finanziaria italiana

Le società al centro delle frodi Forex, come appunto GForex o la più nota IBS Forex, hanno approfittato, tra il 2005 e il 2010, di una disciplina meno stringente e di minor garanzia e controllo rispetto all’attuale. Prima della riforma dell’art. 106 del TUB (Testo Unico Bancario), avvenuta nell’agosto del 2010, le società di intermediazione in cambi “senza assunzione di rischi in proprio” (e quindi a pronti), erano sotto la Vigilanza dell’Ufficio Italiano Cambi di Banca d’Italia e non della Consob, visto che le operazioni di cambio non erano ritenute strumenti finanziari.

GForex e altre società, però, non operavano semplicemente sul mercato dei cambi (come previsto dall’autorizzazione ex art.106 del TUB), ma svolgevano attività illegale di sollecitazione al pubblico risparmio in gestioni patrimoniali. Una funzione riservata solo alle SIM (Società di Intermediazione Mobiliare) o SGR (Società di Gestione del Risparmio). Le “106”, quindi, a differenza delle SIM e delle SGR sottoposte a vincoli di legge più rigorosi, gestivano in modo disinvolto il patrimonio rastrellato dai clienti (tutti risparmiatori con bassa propensione al rischio) tanto che, grazie alla confusione patrimoniale dei conferimenti in gestione, riuscivano a disperdere i capitali nei mercati esteri e offshore. Il tutto all’insaputa del singolo investitore che, anzi, era invogliato ad affidare sempre più denaro, visti gli alti rendimenti ottenuti, ma solo sulla carta, nei falsi report che ricevevano dall’intermediario.

«È una pagina nera della storia finanziaria italiana», continua Spinapolice. «Per anni società registrate in pratica come uffici di cambio valuta, quelli che si vedono nelle stazioni o negli aeroporti, hanno operato in realtà, abusivamente, come società di gestione del risparmio o SIM, promuovendo e collocando prodotti finanziari presso la clientela alla quale promettevano un investimento sicuro dagli alti rendimenti, superiori ai BOT e CCT». Oggi frodi del genere per fortuna non sono più possibili, almeno non in Italia. Per le centinaia di risparmiatori ignari che hanno perso i risparmi di una vita in presunti investimenti sui cambi è certo una magra consolazione, anche se la speranza di un risarcimento c’è ancora.

La speranza in una causa contro Unicredit e Barclays

«Il tempo sta per scadere. Stiamo correndo contro i termini di prescrizione che, nel caso GForex, scatteranno nel 2020», spiega l’avvocato Spinapolice, che difende circa 100 risparmiatori truffati nel processo civile contro la società. «Siamo però ottimisti sull’esito finale perché la nostra linea difensiva, dal 2016, ha esteso la lista dei responsabili, a cui chiedere i risarcimenti, a Banca d’Italia, Barclays Bank e Unicredit».

Barclays e Unicredit avrebbero contribuito all’attività abusiva di GForex con modalità diverse, in particolare con l’apertura di conti correnti “omnibus”, intestati alla società, su cui è confluito il denaro di decine di clienti truffati. Lo Studio S&P avrebbe rilavato numerosi vizi e illegittimità nell’operato delle due banche che potrebbero rendere plausibile un risarcimento.

Banca d’Italia, infine, sarebbe responsabile per non aver vigilato sull’operato di GForex e non avrebbe preso i necessari provvedimenti a tutela degli investitori.

A più di sette anni dal fallimento di GForex il caso, almeno sul fronte del processo civile, è ancora più che mai aperto. E se può essere molto difficile, se non impossibile, cercare di recuperare il denaro fatto sparire in una ragnatela di trasferimenti bancari da una società finita in bancarotta, potrebbe essere più probabile ottenere ristoro da due istituti bancari che, solo nel 2017, hanno generato profitti complessivi per oltre 3 miliardi di euro.



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